Rassegna Stampa

UN SOFFIO DI VITA DIFFUSO NELL’AMBIENTE DALLA PRESENZA UMANA

Alessandro Giusberti delinea la sua pittura attraverso il contatto con il mondo circostante. Si tratta infatti di un artista che proietta il mon­do all’interno dello spazio delle sue tele rappresentando una realtà che conosce, osserva, ama e nella quale si identifica. Il suo realismo pittorico è, in alcuni momenti, più narrativo e nelle fasi più recenti as­sume un ritmo magico, quasi fantastico, raggiungendo così un universo visionario e onirico. Profondamente immerso nella poesia di un ambiente urbano, Giusberti valorizza nelle sue opere scene che lo identificano con la cultura dei personaggi che vivono una rappresentazione da cui emerge un canto pieno di lirismo. Alessandro Giusberti utilizza la pittura come un narratore di storie vere, inquadrandosi perfettamente in quello che possiamo chiamare il nuovo realismo, conosciuto anche come Nou­velle figuration. Vivendo in un mondo di rapide trasformazioni, l’artista registra ogni tipo di scena urbana, di interni, di architetture barocche, neo-classiche e moderne, di personaggi odi paesaggi, sempre attento a testimoniare un universo di valori che la civilizzazione tecnologica sta modificando profondamente, tanto nelle forme quanto nel modus vivendi. Senza ottenere effetti surreali o metafisici, gli elementi dei paesaggi nei quadri di Alessandro Giusberti acquistano un soffio di vitalità che sembra diffondersi attraverso una presenza umana. Artista di forte personalità, generoso nel colore e nell’armonia, le sue opere rilevano la fermezza di una palette cromatica e una base costruttiva capace di rendere atmosfere pittoriche con una precisione che include contemporaneamente una sensazione d’autentica poesia. Il paesaggio, principalmente quello urbano, è per il pittore, una spe­cie di sentimento, un legame con se stesso sufficiente a trasmettere uno stato spirituale. La sua tecnica è per fatta per riprodurre tanto la drammaticità della vita nelle metropoli, quanto la tranquillità della vita in campagna. Alessandro Giusberti utilizza il disegno, il colore e la forma per es­primere la sua percezione di una strada, di una piazza, del cielo, di antichi palazzi, moderni grattacieli o addirittura di una cattedrale, per comunicare i piaceri e i misteri che incontriamo al centro della nostra esperienza terrena. Con una sobrietà crescente, l’artista riesce a creare immagini forti e potenti e allo stesso tempo coinvolgenti. Riesce abilmente a trasmettere energia e movimento, collegando tra loro forze naturali intrinseche nell’essere umano sensibile e creatore. Nella sua pittura la luce diviene un elemento decisivo. Inizialmente ir­reale, quasi un’aurora indefinita e successivamente si irradia sempre più una luce naturale, nei dettagli e nei personaggi. Le sue opere di­mostrano perfettamente l’equilibrio della struttura delle composizioni di Alessandro Giusberti, nelle quali i punti di luce, perfettamente indi­viduati, rivelano una visione che abbraccia il mondo delle esperienze, ma ad esse aggiunge un risultato che rivela una scoperta.

Emanuel von Lauenstein Massarani – 2012 Critico d ‘Arte e Presidente del IPH Instituto de recuperação do Património Histórico dello Stato di Sào Paulo

IL QUADRO NASCOSTO

La tecnica della pittura ad olio viene comunemente realizzata creando strati pittorici con molteplici pennellate sovrapposte, fino ad ottenere l’immagine desiderata. Tutti noi siamo abituati a vedere la superficie dell’ultimo strato o anche di un solo strato, ma sempre da un solo lato del quadro: ma cosa succede dall’altro lato? Che aspetto avrà quella materia colorata dall’altra parte, come apparirà la superficie del colore che resta schiacciata e imprigionata tra la sua stessa massa e la tela? Come sarà la superficie nascosta dello strato pittorico di una tela di Van Gogh o di Rembrandt? Dipingere su di una superficie trasparente come vetro o plexiglass rende evidente questa parte celata, come l’altra faccia della luna; appare un quadro diverso, a volte più armonico e a volte più realistico della stessa superficie alla quale artisti e osservatori sono sempre costretti a dare attenzione.
Alessandro Giusberti, 2011

LA PITTURA PLURIDIMENSIONALE DI GIUSBERTI

La ricerca di Alessandro Giusberti sul pluridimensionale ha origine nei primi anni settanta ed è proseguita con un’analisi sempre più approfondita della sovrapposizione di immagini della realtà. Con le prime intuizioni, mostrate nelle personali del 1974 vetrina Zanichelli Bologna, del 1991 Galery Marweg Mannhaim, del 1991 Ron Hall Gallery Dallas Texas, 1991 Gillipin Gallery Washington, del 1993 Palazzo Re Enzo Bologna, del 1995 Museo Mube San Paolo Brasile, ricerca un surrealismo scientifico, lontano da quello onirico di Salvador Dalì. Osserva il fondersi di immagini d’opere dei grandi maestri unendo Durer con Rubens, Leonardo con Bruegel, Caravaggio con Tiziano, proponendosi così uno dei primi ricercatori dell’anacronismo. Il suo continuo e appassionante studio del vero, lo spinge a trascendere la pura rappresentazione senza stilizzazioni di tecnica, anche utilizzando la fotografia: “uso la macchina fotografica come il biologo usa il microscopio ma il mio obiettivo è la pittura”. La sua analisi vuole mostrare la realtà virtuale nascosta, dietro l’inganno visivo di uno specchio riflettente, nella ricerca alchemica di mondi paralleli, cercando di tradurre il movimento incessante di ogni cosa. Nelle esposizioni personali più recenti, a San Paolo nel 2005, 2006 e 2010, a Bologna alla Galleria Forni nel 2007 e nel 2010 ed alla Biennale di Venezia nel 2011, Giusberti approfondisce sempre più le intersecazioni e gli avvolgimenti delle forme, persino nell’architettura barocca (La bambina e il barocco, 2011): “le volute tanto amate da Leonardo sono da sempre veicoli sinuosi della magia, le sovrapposizioni creano intersecazioni dalle quali possono scaturire forme plasmogeniche, l’origine e il formarsi di corpi organici, come in un liquido seminale. Cerco ciò che è nascosto dentro l’immagine, quello che sta oltre la realtà rappresentabile”. Nell’unire due o più dimensioni, dipingendole sovrapposte, analizzando immagini scandite dal tempo che ci passano attraverso nello stesso instante, facendole incontrare, toccare, intrecciare tra di loro l’artista bolognese mette in ognuna di esse il suo vissuto e la sua anima. Una comunicazione dei giochi di luce, delle trasparenze, delle forme e dei colori che sono il vero mistero della nostra realtà.
Anissa Tolbert, 2011

ALESSANDRO GIUSBERTI

Giusberti porta nei suoi quadri la sua esperienza fatta di una lunga e incessante ricerca in giro per le grandi capitali e i grandi musei. Dal 2002 ci consegna una pittura che sembra richiamare la fotografia mettendo però a fuoco sdoppiamenti e particolari come se ci si trovasse di fronte a delle esposizioni multiple. Ne emerge il segno di città in perenne movimento, qualcosa che non si ferma mai, che scorre come una pellicola. Ma Giusberti con molta accortezza ne approfitta per raccontare una piccola storia, mette in ordine ciò che ha vissuto e lo comunica e lo comunica attraverso una pittura perfetta, organica. Eppure è la dimensione sottilmente onirica a prevalere, quasi che le immagini della memoria si sommassero per creare una dimensione nuova che parte dalla realtà per finire nell’individualità dei sentimenti, degli istanti che l’artista ha vissuto nelle città e rivissuto attraverso la pittura.
Valerio Dehò, 2010.

Artist of class BETWEEN TWO WORLDS (Entre dois amores)

Italian artist Alessandro Giusberti uses imprecise strokes to transfer the dynamics of everyday scenes into his canvasses. His style of painting is often reminiscent of Renaissance old masters or Mannerists, making him a multi-talented artist: an eternal lover of things ancient and modern, past and present. It is strange to think that an artist in search of movement and dynamics on his canvasses ever has and continues to immerse himself in a style of painting that requires such a level of detail, almost like that of Renaissance artists. Alessandro Giusberti seems to straddle the ancient and the modern world. Guarded about his own secrets, he radically modified the strokes and shapes of his imagination in order to also paint reality. “These are times of instantaneous emotion, typical of movies and television”, says the artist. He also divides his time between Italy, where he was born and educated, and Brazil, where he has lived for the past two years. His studio is in Sao Paulo, but he founded and maintains an art school inside the San Domenici Cathedral in his hometown of Bologna. Giusberti defines himself as a “thief of images”, not a painter. He often escapes the isolation of hair studio in order to compile scenes of everyday life from the many places he visits: restaurants, bars and subway stations. It may be a couple talking at a table, a woman sitting in a train or a man lost in his own thoughts. They are all transferred to the canvas in unfocused images, as in a fast-motion film rushing before our eyes. “I used to experience this movement internally. Now I want to express it in my work.” Giusberti imposes the same rhythm onto the strokes he uses: he finishes a painting in only two or three days. “I have a voracious appetite for images and am therefore in a hurry to paint.” This is a privilege exclusive to those with plenty of experience and, of course, technique. How to define his style? He answers: “Pure irrealism, since there is no consensus about what reality is.” On the other hand, the classic style seems to be too irresistible a temptation for Giusberti to abandon it completely. Sometimes he paints with a precise stroke and considerable detail, as he did for a portrait of a couple in loves, or to capture the outstanding expression of a gypsy woman. He confesses: ” The phase of the moment is the one that is the most fun.” He stresses that the task of the artist is to represent a time, whatever the environment and with any material. He also believes a painter must have ideas, emotion and sensitivity in his/her hands to be able to paint with the various possibilities of movement provided by the brush. “A sinuous, sensual, complete instrument. “Crayons and ballpoint pens also find their way into Giusberti’s skilful hands usually when the brush and the palette are allowed to rest after long hours ok work. During other phases of his life he experimented with different expressions of art: he renovated churches and antique furniture and did modelling with clay. By the age of fifteen, when he complemented his studies in Art History with visits to museums and art galleries, he had already professed his admiration for the masters of European Mannerism. “But it was the brilliance of Caravaggio and specially Rembrandt that most influenced my work.” He was still a child when he dared to paint his first strokes. “I wanted to dive into a world of kindness, from where I remembered having come. That was the feeling I had when I saw Van Gogh’s The Church, printed in a book I was leafing through at four and a half years of age.” Impressed with the vibrant colours on the canvas, he became aware that painting could make his life less gray. Today, at 46, Alessandro Giusberti maintains the same feeling, no matter how fast, dynamic and crazy the world might have become.
Eliane Contreras, 2001.

LA MANIERA DI GIUSBERTI

La dimensione pittorica del post-moderno sembra privilegiare il ritorno all’immagine riconoscibile, quindi il recupero della mimesis come segno eloquente di un magistero tecnico rivisitato, e rifatto proprio dopo l’happening, la performance, le alchimie cifrate dei percorsi concettuali. Non c’è dubbio, tuttavia, che nel nostro paese, il ritorno alla pittura e alla figura sia stato inteso da vari pittori transavanguardisti o nuovinuovi in maniera ambigua e plurima, secondo una sequenza di operazioni che va dal recupero del grafismo infantile, o murario, alla frequentazione naif, o alla dissociazione schizofrenica: insomma, una torre di babele delle immagini. Ahimè, spesso la pittura ritrovata dai post-moderni è stata la “cattiva pittura”, e la tecnica rimessa in gioco ha denunciato solo la imperizia. Per Alessandro Giusberti la situazione sembra presentarsi più lineare, nel senso che la sua pozione per la figura, di antica data, e quindi questo suo ritrovarsi, implicitamente, un post-moderno da surrealismo fossile, geometrico e congelato, un surrealismo filosofico, portato alla sua matrice, al manierismo. Giusberti è un post-moderno vistosamente manierista. Come tale la sua strategia pittorica è forzare la tecnica per ottenere, nel suo laboratorio, non più bottega, di pittura, effetti di meraviglia e di ristrutturazione retinico-concettuale. Giusberti vuol rendere visibile, tradurre in immagini, il prodigioso, e fa interagire manierismo e surrealismo, surrealismo e iperrealismo, a collocare i suoi plurimi, o le sue figure di donna sulle frontiere ottiche di un sogno che si manifesta come il regno dei fantasmi perplessi, e intelligenti. Le donne di Giusberti hanno la concretezza, e insieme l’elusività, delle figure che abitano il mondo dell’occhio, e quello delle matematiche, e dei noumeni, o in cui affiorano, sommersi e inquietanti, gli archetipi. Alessandro Giusberti, ovvero l’irrealtà del realismo…
Giorgio Celli,1985

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